L’abitudine e la scelta italiana a voler strenuamente identificare nell’uomo l’essere umano, si è riversata anche nella volutamente errata traduzione del titolo della Convention for the protection of human rights and fundamental freedoms, approvata a Parigi il 10 dicembre del 1948, successivamente firmata a Roma nel 1950 e ratificata con la legge 4 agosto 1955 n. 848. La commissione che lavorò alla stesura del testo si riunì per la prima volta nel gennaio del 1947. L’uguaglianza fra gli uomini e le donne fu un tema dibattuto, e grazie all’intervento di Hansa Mehta – dirigente del National Congress indiano, sostenitrice dei diritti delle donne e anticolonialista – si risolse con i termini “human being”, “essere umano”, e “human rights”, “diritti umani”, comprendenti gli uni e le altre. Una fatica sprecata. Nella ratifica italiana di quel protocollo (vedi alla sezione documenti) i diritti umani sono diventati ‘diritti dell’uomo’. Noi proponiamo la modificazione dei diritti dell’uomo’ in ‘diritti umani’.

Qui ora si chiede un po’ di pazienza perché si tratta di elencare numeri di articoli dei codici, e per chiarezza e completezza di informazione è necessario citarli uno per uno. Gli articoli dei codici, civile, penale e ‘ della strada’, che proponiamo alla correzione (li trovate nella sezione documenti) sono:

Codice Penale: artt. 61 c. II quinquies, 575 c.1, 579 c.1, 584 c.1; 583bis c.5 secondo capoverso

Codice Civile: artt. 820 c.1, 913 c.1, 978 c.1, 1073 c.2;

C’è inoltre il Decreto Legge 285 (il codice della strada) del 30/04/1992, artt. 46 c.1, 48 c.1 lettera a).

Per questa serie di articoli proponiamo la modificazione del sostantivo ‘uomo’ con il sostantivo ‘persona’ tranne che per l’articolo 61 c. II quinquies, riguardante le aggravanti introdotte nel 2013, per il quale proponiamo la modificazione della espressione ‘persona in stato di gravidanza’ con l’espressione ‘donna in stato di gravidanza’; per l’art. 583 bis, c.5, secondo capoverso proponiamo la modificazione delle parole “cittadino italiano o di straniero” con le parole “cittadina italiana o di straniera”. Questo articolo, che è stato introdotto nel Codice nel 2006, riguarda il reato di “mutilazione degli organi genitali femminili”. Ebbene, pur essendo rivolto esclusivamente a una pratica illecita a danno della donna, il legislatore non ha mancato di declinarla al maschile chiamandola ‘cittadino’ e ‘straniero’.

Crediamo anche opportuno modificare con il termine ‘assassinio’ il reato di ‘omicidio’, contenuto nel Codice Penale agli artt. 53 c.1, 575, 579, 580 c.2, 584, 589, 589 bis e 589 ter; nel Codice di Procedura Penale agli artt. 5 c.1 e 380 m quater.

E’ interessante notare che con l’introduzione del reato di ‘omicidio stradale’ (art. 589bis del Codice Penale introdotto nel marzo 2016) si scrive: “Chiunque cagiona la morte di una persona etc”. Dunque la nostra proposta di legge sarebbe utile anche a uniformare il tenore di un linguaggio non discriminante di cui anche il legislatore, in tempi recenti, ha tenuto conto.